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Udine

La presenza di Dante in questo territorio, corrispondente all'odierno Udinese, si riflette attraverso una rete di luoghi, storie, testimonianze storiche e patrimonio letterario.

Le località di Udine–Moimacco–Tolmezzo rappresentano il parco della giustizia e del governo.

Questo parco trae origine dalla tradizione del legame di Dante con il territorio del Patriarcato di Aquileia. Le prime testimonianze storiche che menzionano la visita di Dante in Friuli risalgono all'inizio del XVI secolo, quando il notaio udinese Giovanni Candido confermò la presenza di Dante presso il patriarca Pagano della Torre a Udine, dove si dice sia rimasto tra il 1319 e il 1320. Altri studiosi, come Bianchi, hanno sottolineato che una vicinanza tra Dante e Pagano della Torre sia poco probabile, poiché Dante era di orientamento ghibellino.

Il Friuli conserva anche prove materiali della prima ricezione della sua opera, tra cui spicca la campana del duomo di Gemona, del 1423, su cui sono incisi alcuni versi dell'ultimo canto del Paradiso. Il Codex Claricinensis, l'unico codice scritto in Friuli nel 1466, a Villa de Claricini Dornpacher a Moimacco, e oggi conservato presso la Biblioteca Civica di Padova, insieme ad altri sette codici e frammenti della Divina Commedia conservati in Friuli, testimonia una forte tradizione dantesca in questa regione. A Udine si possono trovare anche alcune interessanti tracce che ricordano Dante: intorno al 1330, il pittore Vitale da Bologna dipinse nel duomo un'immagine considerata una raffigurazione di Dante insieme a Boccaccio e Petrarca.

In questo territorio l'eredità dantesca apre i temi del potere, del diritto, dell'ordine e del pensiero politico, intrecciandosi con la lunga tradizione letteraria del Friuli. Il parco si collega, attraverso un dialogo letterario contemporaneo, ad autori come Pier Paolo Pasolini, Carlo Sgorlon, Turoldo, Ilaria Tuti, Avoledo, Ginzburg, Galiano e altri.

Tolmezzo aggiunge a questa storia anche una dimensione festivaliera contemporanea – uno spazio dove la letteratura non vive solo nei libri, ma anche negli incontri e nella comunità.

Gli itinerari proposti guidano i visitatori lungo percorsi in cui si intrecciano storia medievale, tradizione dantesca, patrimonio culturale e creatività letteraria contemporanea. Ogni percorso rivela un aspetto particolare del rapporto tra Dante, il territorio friulano e le questioni di diritto, potere, comunità e memoria culturale.

Pagina di manoscritto miniato della Divina Commedia di Dante con una miniatura raffigurante un uomo in una veste rossa seduto a uno scrittoio in una stanza, circondata da una cornice ornamentale blu e oro e da testo gotico in rosso.

Miniatura di Dante Alighieri nello scriptorium, nell'iniziale "N" del manoscritto della Commedia

Miniatura di Dante Alighieri nell'iniziale "N" del manoscritto della Commedia risalente a circa il 1400. L'opera di Bartolomeo di Fruosino raffigura il poeta all'inizio del primo canto, dove ha inizio il suo viaggio verso la conoscenza della virtù.

Codex Claricinensis

Il Codex Claricinensis è un manoscritto miniato su pergamena, conservato presso la Biblioteca Civica di Padova. È l’unico codice della Commedia realizzato in Friuli nel 1466 da Nicolò Claricini. Il codice testimonia l’amore e la conoscenza della figura di Dante da parte della famiglia Claricini, un legame che ancora oggi si può percepire visitando Villa Claricini Dornpacher a Moimacco.

La campana di Dante nel Duomo di Gemona

La Campana di Dante, un tempo chiamata Funera Plango, la campana dei morti, fu fusa a Gemona nel 1423. Sulla sommità si può leggere la preghiera che San Bernardo rivolge alla Vergine Maria all’inizio del XXXIII canto del Paradiso nella Commedia. È una testimonianza dell’antica diffusione della Commedia in Friuli.

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